Nella nostra cultura - soprattutto quella occidentale - si parla spesso di crescita come se riguardasse solo l’infanzia, l’adolescenza e la costruzione di una carriera da adulti.
Il tempo del “dopo”, sembra dissolversi, scomparire.
In qualità di professioniste a orientamento umanistico-esistenziale, crediamo invece che ogni fase della vita abbia una sua dignità: un modo proprio di essere al mondo, di sognare, di progettare, di cercare significato.

Un ciclo di vita, molte trasformazioni
Nessuna età è solo un semplice “e poi” di quella precedente.
Ogni passaggio porta con sè nuovi compiti, possibilità, perdite. Nella terza età questi passaggi si fanno sentire con maggiore forza e impatto: il pensionamento e la fine di un ruolo che ci definiva, i figli che hanno oramai la loro vita, il corpo che chiede un altro tipo di ascolto, la perdita di persone care, una casa che si fa improvvisamente troppo silenziosa.
E tanto altro.
Alcuni di questi cambiamenti arrivano senza che li abbiamo scelti. Altri li scegliamo noi, altri ancora li realizziamo attivamente, con coraggio, e tuttavia hanno un costo emotivo in termini di apertura delle porte alla fragilità.
Diciamo a voce alta che la vulnerabilità non è un difetto da correggere: è una nuova forma che la nostra umanità prende quando l’assetto della vita si trasforma.
Nella prospettiva esistenziale, la fragilità appartiene a ogni essere umano in ogni momento. Nelle fasi di trasformazione emerge con più evidenza, perché le certezze su cui facciamo affidamento cambiano. In questo cambiamento ci troviamo davanti alle grandi questioni dell’esistenza: il tempo che passa, la solitudine, la libertà e la responsabilità di ciò che scegliamo, la ricerca di senso.
Ciascuna di queste questioni si trasforma in una nuova consapevolezza da cotruire ed abitare. E questo processo si realizza meglio in compagnia.
Perché un gruppo di ascolto
Spesso chi attraversa un momento di dolore, stress o cambiamento pensa di dover farcela da solo, o di non voler “pesare” sugli altri. Il risultato è una solitudine che si aggiunge a quella già presente.
Il gruppo offre qualcosa di diverso: uno spazio dove fermarsi. Non c’è un copione da seguire, né una prestazione da realizzare.
Si può parlare, si può solo ascoltare, si può restare in silenzio e sentirsi comunque accolti. Scoprire che la propria esperienza risuona in quella di un' altra persona è già un modo per sentirsi meno soli, e ha un effetto profondo. Nel gruppo ciascuno è portatore di una storia, di competenze di vita, di una saggezza costruita negli anni.
Sognare e progettare: è possibile a ogni età
“A una certa età”, ha senso parlare di sogni e progetti?
SI.
Un progetto non è per forza grande o ambizioso: può essere un’abitudine nuova, una relazione da coltivare, un interesse rimasto in sospeso, il desiderio di lasciare qualcosa di sé. Il futuro non finisce. Cambia misura, ma resta uno spazio da abitare con intenzione e prospettiva.
Il nostro modo di accompagnare
Il gruppo non è un corso né una lezione. È un incontro tra persone, guidato da un ascolto attento e non giudicante. Si incontra ogni martedì mattina presso Spazio Kira, con un numero limitato di partecipanti per garantire a tutti lo spazio di cui hanno bisogno.

